Il sogno di un pellegrino

IERI HO SOGNATO DONALDO IL TROMPHIO (Sogno di un pellegrino)

Ero in cammino verso Assisi,
nello bisaccia aveo poco o nulla;
Pur tra pensieri grigi et jorni uggiosi
la verde campagna era assai bella.

“Ad Assisi troverò risposte,
a li dubbi miei, al destino occulto;
il viaggio spalancherà le porte
At veritate che nel cor io porto.”

Con vesciche a li piedi zoppicavo,
Frate Sole me benedicea;
E se anche il caldo me soffocava,
lieto ero parlando con Maria.

Facevam allegra compagnia
con Lorena, Niccolò, Paola e Cristina;
la meta già sentivam vicina,
E ne li nostri cori regnava dolce armonia.

Dal cielo, meccanico Ippogrifo discese;
alla porta apparve Donaldo il Tromphio
lo sguardo duro, fiero e scortese
dall’alto ci scrutava con disprezzo .

Donaldo Trumpo

“Miseri pezzenti, dove ite,
stanchi, sudati e maleodoranti?
Se gioia et letizia voi cercate
abbandonate fantasie ignoranti.

felicitate est dollaris et potere;
quando li saprete conquistare
potrete infine anche voi godere
del lusso che nessuno sa eguagliare.

Se questo dentro il cor voi bramate,
Donaldo il Grande ve lo puote donare;
inchinatevi, et Lui vi farà avere
ciò che nessun altro puote mai possedere.”

Ad Assisi troverò risposte,
a li dubbi miei, al destino occulto;
il viaggio spalancherà le porte
At veritate che nel cor io porto.”

Sogno di un pellegrino

 

“Felice così io vivo ” – gli risposi –
“per lussi et potere non son io nato;
tengo ciò ch’è realmente beato,
che stimo più assai de’ suoi dollaris et tesori.

Li pellegrini che me vedi al fianco
m’han donato una gioia sì profonda,
che durerà fino all’ultima sponda;
averli amici per è me gran vanto.

Han cori forti, leali et semplici,
non li discambio con li suoi milioni;
non c’è posto tra i miei veri amici
per voi potenti portatori d’amare passioni.

Et se proprio mi volesse far favore,
Egregio imperatore, si faccia un po’ più in là;
Chè non metto io prezzo alla dignità
e lei, signore, mi sta coprendo il sole.”

At Assisi troverò risposte,
a li dubbi miei, al destino occulto;
il viaggio spalancherà le porte
At veritate che nel cor io porto.”

Quando mi svegliai fu con gran sussulto,
Al gallo ordinai tacere, con gesto leggero;
e, sebbene un poco a malincore,
discesi dal mi giaciglio.

Rimembrando quello strano sogno
sorrisi io guardando li miei compagni
preparare bisacce, borracce et panini:
Già l’era il tempo di riprendere il cammino.

E presto verso Gubbio il gruppo avanzava,
legato da quel sottile filo rosso
che cuce li cori lungo il nostro passo
e ci conduce al sol che non tramonta.

Ad Assisi troverò risposte,
a li dubbi miei, al destino occulto;
il viaggio spalancherà le porte
At veritate che nel cor io porto.”

Carlo De Amicis
10 settembre 2025

Composi questi versi (che solo oggi vedono la loro versione finale) mentre preparavo il mio cammino da Lucca a Roma sulla vía Francigena.
Mi vennero ricordi del mio primo cammino sulla Vía di Francesco e del mio incontro cori pellegrini Cristina Lorena María Niccoló e Paola.
Dal momento che in quel primo cammino scoprii la differenza tra le cose realmente importanti e quelle irrilevanti, pensai di trasportare quel viaggio in tempi remoti, trasformandolo in un sogno.
Spero che né Diogene né Alessandro Magno si offendano.

 

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