Ho paura dell’incontro con il passato che ritorna Per confrontarsi con la mia vita.
Ho paura delle notti piene di ricordi Che incateneranno i miei sogni.
Gardel, Volver
Io già ti vedo, Itaca, sottile all’orizzonte come pensiero clandestino che fa male. O sei miraggio della mente che vuole tornare come fanciullo alle tue adorate sponde?
Troppa strada nel sale e nel sangue lunghe notti a chiamare i miei morti ho perso nomi, promesse e volti in una guerra che l’odio non spegne
Rivedo la cenere di Ilio, e sogno le grida dei miei compagni compagni caduti per seguire il passo mio senza vedere l’alba dei ritorni.
Ora, davanti alla mia terra tremo non per il mare, non per il vento temo a me stesso più che a Polifemo io, ombra senza radici, senza tempo
Tesserà ancora Penelope Il mio nome? o dal suo cuore m’ha potuto cancellare? ed esiste ancora… o ha smesso di aspettare l’isola che abbandonai e che porto nel cuore?
Sono stato fedele al mio destino? o, seguendo il cammino che il fato da sempre mi teneva preparato, nella lontananza l’ho io tradito?
Dieci anni in mezzo al mare, mi domando se fu avventura ad impedire il mio passo o la paura, l’angoscia che si sente al ritornare.
Bando agli indugi, su Itaca facciamo vela, senza tremare per ciò che sarà. Che quanto è scritto avvenga pagherò il suo prezzo alla verità.
Se Itaca non è più come la sogno, se la mia donna è cambiata, o io lo sono, l’ancora getterò comunque nel mio regno e affronterò ciò che in me resta dell’uomo.
Io già ti vedo, Itaca, sottile all’orizzonte, come pensiero clandestino che fa male. O sei miraggio della mente che vuole tornare come fanciullo alle tue adorate sponde?