Sempre devi avere in mente Itaca 🇮🇹

Ognuno di noi ha un suo cammino da percorrere. Come Ulisse, abbiamo un’Itaca a cui tornare, ricchi di conoscenza e saggezza. Durante tutto il viaggio abbiamo belle esperienze e incontriamo compagni e compagne di viaggio che ci danno molto. È bello stare al loro fianco e percorrere insieme tratti più o meno lunghi del nostro percorso. Il rischio è abbandonare la nostra meta per accompagnare un’altra persona alla sua destinazione, quando è diversa dalla nostra. Con il pericolo di smettere di essere noi stessi.

«Sempre devi avere in mente Itaca raggiungerla sia il pensiero costante» KAVAFIS

Oggi voglio condividere una bella storia di Jorge Bucay che ci avverte delle conseguenze che può avere smettere di essere noi stessi, anche se è per amore.

TUTTO PER AMORE di Jorge Bucay

Cammino per il mio sentiero.
Il mio percorso è un percorso ad una sola corsia: il mio.
Alla mia sinistra, un muro eterno separa il mio cammino dal cammino di chi cammina al mio fianco, dall’altra parte del muro.
Di tanto in tanto, in questo muro trovo un buco, una finestra, una crepa… E posso guardare verso il sentiero della persona che cammina dall’altro lato del muro.
Un giorno, mentre cammino, mi sembra di vedere, dall’altra parte del muro, una figura che si muove al mio ritmo, nella mia stessa direzione.
Guardo quella figura: è una donna. È bella.
Anche lei mi vede. Mi guarda
Torno a guardarla.
Le sorrido… Mi sorride.
Un attimo dopo, vedo che lei sta arrivando, e io accelero il passo, aspettando con impazienza un’altra opportunità per incontrarla.


Alla finestra successiva mi fermo un minuto.
Quando arriva, ci guardiamo attraverso la finestra.
Le dico con dei segni quanto mi piace.
Mi risponde con dei segni, non so se hanno lo stesso significato dei miei, ma sento che lei capisce quello che voglio dirle.
Sento che rimarrei a lungo a guardarla e lasciarmi guardare, ma so che il mio percorso continua…

Mi dico che, forse, più avanti lungo la strada ci sarà sicuramente una porta. E forse potrò attraversarla per incontrarla.
Niente dà più certezza del desiderio, quindi mi affretto a trovare la porta che immagino.
Inizio a correre con gli occhi fissi sul muro.
Poco più avanti appare la porta.
Eccola, dall’altra parte, la mia compagna ora desiderata e amata. Aspettando… Aspettandomi…
Faccio un gesto. Lei mi bacia di nuovo in aria.
Mi fa un segno come se mi chiamasse. È tutto ciò di cui ho bisogno. Mi sposto contro la porta per raggiungerla dalla sua parte del muro.
La porta è molto stretta. Passo una mano, passo la spalla, affondo un po’ lo stomaco, mi contorco un po’ su me stesso, quasi riesco a far passare la testa… Ma il mio orecchio destro si blocca.
Io spingo.
Non c’è modo Non ci passa.
E non posso usare la mia mano per girarlo, perché non potrei metterci un dito…
Non c’è abbastanza spazio per passare con il mio orecchio, quindi prendo una decisione… (Perché la mia amata è lì e mi aspetta).
(Perché è la donna che ho sempre sognato e mi sta chiamando…)
Prendo un coltello dalla tasca e, con un rapido colpo, oso tagliarmi un orecchio in modo che la testa vada attraverso la porta.


E ce la faccio, la mia testa ci passa.
Ma, dopo la mia testa, vedo che è la mia spalla ad essere intrappolata.
La porta non ha la forma del mio corpo.
Mi sforzo, ma non posso. La mia mano e il mio corpo sono passati, ma l’altra spalla e l’altro braccio non passano…
E non mi interessa, quindi…
Faccio marcia indietro e, senza pensare alle conseguenze, prendo slancio e mi faccio strada attraverso la porta.
Così facendo, il colpo mi disarticola la spalla e il braccio pende, come se fosse senza vita. Ma ora fortunatamente, in una posizione in cui posso varcare la soglia…
Sono quasi dall’altra parte
Proprio mentre sto per finire di superare il divario, mi rendo conto che il mio piede destro è bloccato dall’altra parte.

Non importa quanto ci provi e provo, non riesco a farcela.
Non c’è modo. Il cancello è troppo stretto perché tutto il mio corpo possa attraversarlo.
Troppo stretto: i miei due piedi non vanno bene…
Non lo metto in dubbio. Sono quasi alla portata della mia amata.
Non posso tirarmi indietro… Allora, afferro l’ascia e, digrignando i denti, mi libero della gamba.
Insanguinato, saltando, appoggiato all’ascia e con il braccio slogato, con un orecchio e una gamba mancanti, incontro la mia amata.
-Eccomi qui. finalmente sono passato. Tu mi hai guardato, io ti ho guardato, mi sono innamorato. Ho pagato tutti i prezzi per te. Tutto è lecito in guerra e in amore. I sacrifici non contano. Ne è valsa la pena se è stato per conoscerti, per poter continuare insieme… Insieme per sempre….

Mi guarda mentre una smorfia le sfugge.
-Non così, non ti voglio così… Mi piacevi quando eri integro.

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