Grazie di avermi irritato 🇮🇹 (Ita)

Grazie di avermi irritato : anche se c’è lo Stato Di Emergenza, non ho alternstive ad andare a lavorare in bicicletta. L’alternativa di mettermi in un treno per pendolari, e tra l’altro senza mascherina e senza guanti, non mi sembra la più adatta.

È per questo motivo che, ogni giorno, faccio il percorso da Benalmádena all’ospedale marittimo di Torremolinos in bici: un viaggio di circa mezz’ora (un po ‘di più il ritorno, perché c’è una salita).

Negli ultimi giorni, in due occasioni, ha piovuto, come si suol dire, a catinelle.

E cosa fa un italiano in bici in una giornata piovosa? Si ricorda della «mamma».

«E cosa facciamo, mamma -le chiedevo – se piove durante il cammino, tra l’altro senza un misero ombrello?»

»Facciamo come i milanesi – risponeva – con quel sorriso di una dolcezza infinita che solo le madri hanno. E se una madre è inoltre una «mamma» un’autentica e irripetibile mamma italiana … – facciamo proprio come i milanesi »

«E cosa fanno i milanesi? -, le ho chiesto di nuovo, confidando nella saggezza e nel duro lavoro degli abitanti di quella grande città – cosa fanno?

«Bagnarsi, cocco, bagnarsi»

«Hahaha».

Come aveva ragione, bagnarsi dopo tutto non è poi così male. È così che, quando degli acquazzoni mi hanno sorpreso, mi sono ritrovato, come Gene Kelly, a cantare sotto la pioggia «ascolta fratello, il canto della gioia, il canto gioioso di chi attende il nuovo giorno« (parole della Versione Rock dell’Inno alla gioia di Miguel Rios ).

Nei giorni di pioggia, la polizia non mi ha mai fermato: immagino che possano pensare che se qualcuno va in bicicletta con una pioggia del genere, deve avere una buona ragione; O forse pensano che qualcuno che fa una cosa così strana (ed inoltre canticchia l’inno alla gioia) debba essere uscito dal film «A Clockwork Orange»: una persona troppo pericolosa. Perché anche i nostri coraggiosi poliziotti a volte hanno paura.

Non ci credi? Il seguente aneddoto mi è stato narrato da un amico poliziotto e so da lui che è qualcosa che è realmente accaduto (nella storia ho cambiato i nomi per la legge sulla protezione dei dati e la legge «bavaglio» di pubblica sicurezza, ma posso assicurare che è un fatto reale).

Questo è quello che è successo:

«-Perez, squadra omicidi, chi parla?

– Agente Aguirre.

РCosa ̬ successo?

– Omicidio di un uomo di 38 anni. Sua madre gli ha dato 6 pugnalate per aver calpestato il pavimento che aveva appena finito di lavare.

– Ha arrestato la madre?

– No, è ancora bagnato … »

Personalmente capisco bene che la polizia possa avere paura a volte, e ancora più capisco che possa avere paura di un ciclista che indossa un impermeabile e che canta sotto la pioggia.

Certo, quando non piove non incuto certo molto timore, perciò non mi sorprende se nei giorni di sole ci sono state due occasioni in cui mi hanno fermato per chiedermi dove stavo andando in bici durante lo stato di emergenza.

Dopo avergli mostrato il certificato che mi hanno dato nel mio lavoro e aver spiegato il mio caso, mi hanno lasciato andare.

Sai una cosa? Da un lato ho provato un certo disagio, perché mi dà fastidio che mi fermino. Fermare proprio me che ni prendo molto sul serio ciò che sta accadendo e che esco solo per adempiere a ciò che, prima ancora di essere un dovere, è per me una responsabilità.

Fanno il loro lavoro, non mi conoscono affatto ed è loro responsabilità, prima ancora che loro dovere , fermarmi e chiedermelo. Eppure mi irrita.

Ma dall’altro, sono così strane le emozioni umane, che oltre a provare fastidio, provo anche gratitudine nei loro confronti. Sono persone coraggiose che lavorano e proteggono la mia salute e quella di molte persone e, nonostante i nervi e la paura, si sono sono rivolte a me con grande professionalità e rispetto.

Quindi, se tu, che mi stai leggendo hai amici o familiari nella polizia, ringraziali da parte mia, di loro: «c’è vicino a Malaga un italiano che canta sotto la pioggia e che va a lavorare in bicicletta, che ti ringrazia per averlo disturbato. Mi ha chiesto di dire tre parole: grazie, grazie, grazie. »

Grazie dal profondo del mio cuore per avermi disturbato e soprattutto per aver cercato di impedire a persone senza scrupoli e senza cervello di andarsene in giro quando non dovrebbe farlo. Grazie per avermi protetto, per proteggere i miei colleghi, per proteggere i nostri anziani e per proteggere la gioia e la solidarietà del popolo andaluso.

Un abbraccio fortissimo: e coraggio fratello, ce la faremo .

Carlo

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